sabato 19 luglio 2008

DAL QUOTIDIANO "IL SALERNITANO"


Da “Il Salernitano” del 21 Agosto 2007


Gli esponenti del sindacato evidenziano anche il fatto che vengono forniti giubbotti antiproiettile obsoleti. DENUNCIATO UN ISPETTORE DI POLIZIA L'agente accusato di omissione di atti di ufficio dal Segretario provinciale del Sindacato nazionale guardie giurate FRANCESCO PELLEGRINO, ORA ATTUALE SEGRETARIO GENERALE NAZIONALE DELL'UNIONE NAZIONALE AUTONOMA DEL LAVORO - UNAL. Il poliziotto aveva effettuato un controllo ad un vigilante a S. Lucia

CAVA DE' TIRRENI-
Esposto contro un ispettore di polizia accusato di omissione di atti di ufficio dal sindacato. Ci sarebbero pesanti irregolarità nell'espletamento dei compiti istituzionali, a carico di un ispettore in forza alla Divisione amministrativa della Questura di Salerno. La denuncia parte al Segretario Francesco Pellegrino, ed è trasmessa ai Ministeri dell’Interno e di Grazia e Giustizia, alla Questura e alla Procura della repubblica di Salerno al Capo della Polizia.
In una recente visita presso la Banca Popolare “Emilia Romagna” di S.Lucia di Cava, il suddetto ispettore inviato in quella sede per un normale controllo nei confronti della Guardia Giurata Giuseppe Monteleone, avrebbe proceduto <> scrive Pellegrino, <>. In sostanza, secondo il denunciante Francesco Pellegrino, l’ispettore di polzia avrebbe omesso “volontariamente” di controllare se il dipendente era in possesso delle attrezzature radio che normalmente vengono date in dotazione al personale, e che sono necessarie per consentire i normali collegamenti con la centrale operativa dell’istituto, e di visionare il giubbotto antiproiettile che la Guardia Giurata indossava al momento. <>, sostiene Francesco Pellegrino, che, se eseguito, <>, deduce Pellegrino, <>. Dal canto suo l’ispettore di polizia si difende sostenendo che ha fatto solo il suo dovere.
Il Segretario del suddetto sindacato lamenta anche il fatto che, ad una sua precedente analoga denuncia alla Prefettura di Salerno, riguardante la guardia giurata Giuseppe Citro, non sia stato dato alcun riscontro.

giovedì 17 luglio 2008

CODICE DI CONDOTTA CONTRO IL MOBBING


17/07/2008
Caragnano Roberta
Un codice di condotta contro le molestie sessuali, le discriminazioni e il mobbing
La giunta regionale pugliese ha adottato con delibera n. 280 del 4 marzo 2008 il “Codice di condotta per la prevenzione di molestie sessuali, discriminazioni e mobbing” che verrà esposto negli uffici di circa 3.000 dipendenti dell'amministrazione regionale.
Con tale Codice la Regione Puglia e le altre regioni che hanno già deliberato su questi temi vogliono rispondere a quanto richiesto dal Dipartimento della Funzione Pubblica che con una direttiva ministeriale del 24 marzo 2004 sollecitava le pubbliche amministrazioni ad attivarsi per realizzare e mantenere il benessere fisico e psicologico delle persone, attraverso la costruzione di ambienti e relazioni di lavoro che contribuiscano al miglioramento della qualità della vita e delle prestazioni.
Il documento segue inoltre, l’istituzione, nel 2006, di due comitati, il Comitato per le Pari Opportunità ed il Comitato sul Fenomeno del Mobbing, creati con il precipuo intento di formulare una proposta di codice di condotta.
Il “Codice di condotta per la prevenzione di molestie sessuali, discriminazioni e mobbing” riporta alcune definizioni importanti. Ad esempio tra le discriminazioni viene annoverata la discriminazione indiretta: una disposizione, criterio, prassi, atto, patto o comportamento apparentemente neutri che “possono mettere le persone appartenenti a un determinato genere, le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura, le persone portatrici di handicap, le persone di diversa razza o origine etnica, le persone di una particolare età o di un orientamento sessuale, in una situazione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone”.
La molestia viene, poi, distinta in:
- molestia morale nel caso di “comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse a sesso, religione, convinzioni personali, handicap, età, orientamento sessuale, razza, origine etnica, aventi lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo”;
- molestia sessuale nel caso di “comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo”.
Il Codice di Condotta riporta, a riguardo, diversi esempi di comportamenti discriminatori.
Tra le molestie morali vengono indicate le “offese, intimidazioni, calunnie, insulti, rimproveri, diffusione di notizie riservate, insinuazioni su problemi psicologici o fisici della persona che inducono la stessa ad assentarsi ripetutamente o ogni altra azione di svalutazione della persona che comporti effetti tali da rendere il soggetto bersaglio di critiche infondate, minando la sua autostima e rendendolo debole e vulnerabile”. Ma anche “danni alla professionalità dell'individuo” (minacce di licenziamento, dimissioni forzate, trasferimenti immotivati, discriminazioni salariali,...) o i “tentativi di emarginazione e isolamento quali cambiamento indesiderato delle mansioni o dei colleghi di lavoro con intento persecutorio, limitazione della facoltà di espressione o eccessi di controllo”.
Tra le molestie sessuali sono indicati atti o comportamenti che, esplicitamente o implicitamente, utilizzino a scopo ricattatorio i “poteri e le facoltà derivanti dalla posizione lavorativa per ottenere prestazioni sessuali, promettendo (o vantando di poter influenzare) decisioni vantaggiose ovvero minacciando (o vantando di poter influenzare) decisioni svantaggiose”.
Sono indicati, altresì, “comportamenti e osservazioni verbali sessiste mirate a trasmettere atteggiamenti di ostilità, offensivi, che implicano una concezione inferiore dell'altro sesso” o “richieste, insinuazioni, pressioni, inappropriati e offensivi tesi ad ottenere e a proporre prestazioni sessuali”.
Tuttavia la parte, che sembra preoccupare alcuni operatori del diritto, in merito alle reali applicazioni che ne scaturiranno, é quella relativa alla citazione, tra le molestie sessuali, di “contatti fisici a sfondo sessuale non desiderati, provocati intenzionalmente, non graditi e imbarazzanti” o “attenzioni a sfondo sessuale reiterate verso chi non le accetti”.
Si intendono tra questi anche “apprezzamenti verbali sul corpo, sguardi insistenti e gesti alludenti al rapporto sessuale, discorsi a doppio senso a sfondo sessuale, esposizione di materiale pornografico, allusioni alla vita privata sessuale” e “contatti corporei fastidiosi (pizzicotti, pacche, carezze, ecc.)”.
Il Codice si occupa anche di mobbing, intendendo esso “una forma di violenza morale o psichica nei confronti di uno o più lavoratrici o lavoratori posta in essere nell'ambito del contesto lavorativo dal datore di lavoro, dai dirigenti o da altri dipendenti”.
Un violenza caratterizzata da “una serie di atti, atteggiamenti o comportamenti diversi e ripetuti nel tempo in modo sistematico e abituale, aventi connotazioni aggressive, denigratorie o vessatorie tali da comportare un'afflizione lavorativa idonea a ledere la dignità o l'equilibrio psico-fisico dei soggetti danneggiati”.
Riguardo all’interpretazione dei comportamenti “a rischio” il comma 6 dell’articolo 3, relativo alle molestie sessuali, dice che “spetta a chi agisce stabilire se il comportamento possa essere tollerato ovvero considerato offensivo o sconveniente dal lavoratore o dalla lavoratrice verso cui l'azione è diretta”.
Nell’articolo 6 il principale organo di vigilanza indicato è invece quello dei responsabili (o delle responsabili) delle strutture e degli uffici e nel caso fossero proprio questi responsabili ad essere i molestatori, entrano in gioco i Comitati, già citati, che “ognuno per le proprie competenze, nelle ipotizzate violazioni del Codice di Condotta, fanno proposte finalizzate alla soluzione del caso e, qualora individuino responsabilità da parte di singoli o di gruppi, segnalano il caso al preposto Ufficio Disciplinare”.

mercoledì 16 luglio 2008

COMPORTAMENTO ANTISINDACALE

LAVORO - Comportamento antisindacale della Telic Gruppo Abramo Postato da Francesco VALLONE il Martedì, 15 luglio @ 20:34:23 CEST Contributo di Francesco VALLONE
riceviamo e pubblichiamo
Mancato rispetto degli accordi sottoscritti, apertura della vertenza dei collaboratori non confermati; stabilizzazione dei collaboratori ancora in azienda; mancato rispetto delle conciliazioni sindacali; violazione della normativa sui turni di lavoro. Questi i temi che saranno al centro dell’assemblea dei lavoratori della Telic, convocata da CISL e la FISTel di Catanzaro, “constata - spiega una nota - l’impossibilità di poter svolgere delle regolari assemblee sul posto di lavoro, annunciano la convocazione di una Assemblea Pubblica per discutere delle tante problematiche lavorative insorte con l’azienda Telic. L’assemblea si svolgerà al ristorante “Gardenia”, vicino alla Stazione FS di Caraffa, il prossimo 17 luglio nei seguenti orari: dalle 12 alle 14, dalle 14 alle 16 e dalle 16 alle 18. La Cisl e la FISTel di Catanzaro denunciano “una continua violazione delle regole sindacali e degli accordi sottoscritti e pertanto invitano tutti i lavoratori a partecipare all’assemblea pubblica per dare all’azienda TELIC un segnale forte di risolutezza e determinazione e dimostrare che, nonostante le intimidazioni che subiscono giornalmente, i lavoratori non intendono rinunciare ai loro diritti”.

lunedì 14 luglio 2008

MOBBING : OPERAIO RISARCITO


Sentenza del tribunale favorevole al lavoratore che era stato messo a lavare i vetri e pulire il cortileLui: «Rimproveri continui e ferie negate»
Mobbing in fabbrica, operaio risarcitoL’Elektra srl di Casier dovrà pagare 10 mila euro al suo ex magazziniere
Azienda condannata per mobbing nei confronti di un operaio assunto da 6 mesi. La sentenza è stata pronunciata alcuni giorni fa dal tribunale di Treviso: Elektra srl di Casier, specializzata nella produzione di macchine da caffè, dovrà risarcire 10 mila euro e pagare le spese legali a un suo ex dipendente che aveva denunciato pesanti vessazioni da parte dell’azienda.M.V. di Zero Branco oggi ha un’attività in proprio. Tra l’8 aprile 2002 e il 2 dicembre 2003, ha lavorato alla Elektra di Dosson di Casier, assunto come operaio di terzo livello. L’uomo svolgeva la mansione di magazziniere e manovratore di muletto. Questo, almeno, all’inizio perché quando i rapporti con la direzione sono degenerati, si è trovato a dover svolgere compiti di pulizia: spazzare il piazzale esterno e lavare i vetri della sede aziendale. Una mansione inutuile e umiliante che ha infine indotto l’operaio a licenziarsi e ad avviare la causa per mobbing conlusasi qualche giorno fa con la sentenza di condanna della società, pronunciata dal giudice del lavoro di Treviso Massimo De Luca. L’operaio, assistito dall’avvocato Alessandro Gallo, ha ottenuto un risarcimento danni di 10 mila euro e il pagamento delle spese legali. Il primo episodio denunciato da M.V. risale al gennaio 2003 quando il lavoratore chiede un giorno di ferie per poter accompagnare la madre invalida a una visita medica e si sente rispondere negativamente malgrado il capomagazziniere gli avesse dato il via libera. Qualche giorno più tardi scattano i rimproveri da parte del responsabile della logistica per aver portato a casa le chiavi del magazzino (che riportò in azienda la sera stessa) e per essersi allontanto dal luogo di lavoro prima della fine del suo orario (in realtà si trovava in un altro reparto). A maggio del 2003 l’operaio chiede alcuni giorni di ferie per il mese di luglio, quando è prevista la nascita del figlio. Ancora una volta la direzione risponde negativamente. Sempre a maggio resta vittima di un incidente sul lavoro, quando un pezzo in lavorazione, del peso di 2 chili, gli cade sulla fronte: accompagnato al pronto soccorso, gli viene diagnosticata una malattia di 1 mese. Quando l’uomo rientra in fabbrica, scopre di non aver più il suo posto di lavoro: Elektra ha assunto un altro operaio con le sue stesse mansioni, mentre cominciano a circolare voci su un suo licenziamento. Nel frattempo viene destinato a una nuova occupazione che rappresenta un demansionamento e una dequalificazione: deve spazzare il piazzale esterno e lavare i vetri. Ma non basta: M.V. deve svolgere quell’attività (a cui nessuno sarebbe stato in precedenza destinato, secondo la memoria presentata al giudice) sotto il sole di fine giugno. L’uomo sarebbe stato addirittura diffidato dall’aver contatti con gli altri dipendenti. Una situazione pesante che provocò nell’operaio anche uno stato di depressione.
(14 luglio 2008)
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sabato 12 luglio 2008

DATORE DI LAVORO PUO' ESSERE ALLONTANATO SE MINACCIA I DIPENDENTI


Cassazione: vessazioni e minacce ai dipendenti? Datore di lavoro può essere allontanato dalla città
D'ora in avanti il datore di lavoro che sottopone a vessazioni e minacce i propri dipendenti rischia l'allontanamento dalla città in cui ha sede la sua azienda. Parola di Cassazione. I Giudici del Palazzaccio infatti hanno confermato la misura coercitiva del divieto di dimora nei confronti di due datori di lavoro che sottopagavano i propri dipendenti, minacciandoli di licenziamento nel caso in cui avessero deciso di denunciare i fatti. Secondo la Corte (Sentenza 28682/2008 della II sezione penale) un comportamento del genere configura reato di estorsione aggravata e continuata e pertanto l'allontanamento dalla citta' e' una misura "adeguata, siccome l'unica idonea a recidere il legame degli indagati con l'ambiente lavorativo". I due datori erano stati scoperti attraverso delle intercettazioni da cui era emerso che gli indagati avevano la consuetudine "di pagare i dipendenti con gli assegni, salvo poi farsi restituire la differenza al fine di rendere piu' difficoltosa l'acquisizione di documentazione afferente la condotta illecita". Questo comportamento e' andato avanti per lungo tempo giacché i dipendendi avevano preferito sottostare alla minaccia vista la difficoltà a trovare altre opportunita' di lavoro. Alla fine vi è stata una denuncia collettiva che ha portato alla misura coercitiva del divieto di dimora. Inutile il ricorso in Cassazione. Piazza Cavour ha ribadito la legittimità del provvedimento ricordando che "nel caso in cui il datore di lavoro realizzi una serie di comportamenti estorsivi nei confronti di proprie lavoratrici dipendenti, costringendole ad accettare trattamenti retributivi deteriori e non corrispondenti alle prestazioni effettuate e, in genere, condizioni di lavoro contrarie alla legge e ai contratti collettivi, approfittando della situazione di mercato in cui la domanda di lavoro era di gran lunga superiore all'offerta e quindi, ponendo le dipendenti in una situazione di condizionamento morale, in cui ribellarsi alle condizioni vessatorie equivale a perdere il posto di lavoro, e' configurabile il delitto di estorsione" previsto e punito dall'art. 629 C. p.. In tal caso dunque il datore di lavoro rischia di essere cacciato dalla citta' in attesa del processo. (Data: 11/07/2008 15.09.00 - Autore: Roberto Cataldi)

giovedì 10 luglio 2008

IL SEGRETARIO NAZIONALE DELL'UNAL PELLEGRINO A PROPOSITO DEGLI ULTIMI ASSALTI AI FURGONI PORTAVALORI



DOPO OGNI RAPINA AD UN FURGONE PORTAVALORI, I SOLITI PERSONAGGI CHE "RAPPRESENTANO" LE GUARDIE GIURATE, SI ADOPERANO NELL'INDIRIZZARE MISSIVE A DESTRA E A MANCA, CON IL SOLO SCOPO DI FARSI DELLA PUBBLICITA' GRATUITA. PUR ESSENDO BEN CONSAPEVOLI CHE QUELLE LORO MISSIVE RESTERANNO LETTERA MORTA, IN QUANTO NESSUN POLITICO SI IMPEGNERA' MAI PER IL SETTORE DELLA VIGILANZA PRIVATA, E DI CONSEGUENZA PER LE GUARDIE GIURATE. IL SETTORE DELLA VIGILANZA PRIVATA IN ITALIA ANDRA' AVANTI SEMPRE NELLO STESSO IDENTICO MODO IN CUI E' ANDATO SINO AD OGGI, NON CONVIENE A NESSUNO MODIFICARE LO STATO DI COSE, TANTO PER UNA GUARDIA GIURATA CHE MUORE DURANTE UN ASSALTO AD UN PORTAVALORI, VE NE SONO ALTRE 100 PRONTE AD ESSERE RACCOMANDATE DAI VARI POLITICI O PERSONAGGI CHE POSSONO INFLUIRE SULL'IMPUNITA' DEGLI ISTITUTI DI VIGILANZA, I QUALI SONO GESTITI IN GRAN PERCENTUALE DA PERSONE CHE NON SONO I VERI TITOLARI, MA PRESTANO IL LORO NOME A PERSONAGGI CHE PER VARI MOTIVI NON POSSONO FIGURARE COME I REALI PROPRIETARI DEGLI ISTITUTI E LE AUTORITA' PREPOSTE FANNO FINTA DI NIENTE, NEMMENO QUANDO COME E' ACCADUTO A SALERNO E A NAPOLI DOVE DEI PROPRIETARI DI ISTITUTI DI VIGILANZA, LE QUALI LICENZE SONO INTESTATE PERSONALMENTE AD ESSI, SONO FINITI IN CARCERE PER AVERE TRUFFATO LA REGIONE CAMPANIA, HANNO AVUTO IL BENCHE' MINIMO PROBLEMA PER LA CONTINUAZIONE DELL'ATTIVITA'.
E DI FRONTE A QUESTE COSE C'E' ANCORA CHI TROVA IL TEMPO DI SCRIVERE AI POLITICI CON LA SPERANZA CHE QUESTI FACCIANO QUALCOSA, IL QUALCOSA POTREBBE ACCADERE SOLAMENTE CON L'IMPEGNO DEI DIRETTI INTERESSATI CHE SONO SOLTANTO LE GUARDIE GIURATE, LE QUALI PUR DI MANTENERE I LORO PICCOLI "PRIVILEGI" DEL TIPO QUALCHE ORA DI STRAORDINARIO ( MAGARI PAGATO FUORI BUSTA) IL POSTO DI LAVORO VICINO CASA ecc.ecc. SUBISCONO TUTTO IL RESTO COMPRESO QUELLO DI ESSERE AMMAZZATI PER NEMMENO 40 EURO AL GIORNO E NON TROVANO NE' LA FORZA NE' LA DIGNITA' DI UNIRSI E DI METTERE FINE AD UNA SITUAZIONE CHE ANDRA' AVANTI ALL'INFINITO, CON LA BUONA PACE SIA DEI PADRONI CHE DEI POLITICI CHE DA QUESTO STATO DI COSE NE TRAGGONO PROFITTO PRIMA DI OGNI CAMPAGNA ELETTORALE, PER RAZZOLARE VOTI DA LAVORATORI CHE SPERANO IN UN LORO AIUTO.
IL SOTTOSCRITTO MAI SCRIVERA' A CHICCHESSIA PER I MOTIVI SOPRACITATI, PERCHE' SE ALLE SPALLE NON VI E' UNA MASSICCIA PRESENZA DI LAVORATORI CHE MANIFESTANO PER IL RISPETTO DEI LORO SACROSANTI DIRITTI(COSA CHE LA GUARDIE GIURATE MAI HANNO FATTO) NESSUNO DARA' MAI ASCOLTO ALLE SOLITE MISSIVE LANCIATE, RIPETO A SCOPO PUBBLICITARIO PER FAR VEDERE CHE SONO ATTENTI AI PROBLEMI.
EGREGIE, GUARDIE GIURATE, FINCHE' IL VOSTRO COMPORTAMENTO SARA' QUESTO, CONTINUERETE A MORIRE SULLE STRADE D'ITALIA, E NESSUNO DICO NESSUNO SI PREOCCUPERA' MAI DI VOI E DELLE VOSTRE FAMIGLIE.
UNIONE NAZIONALE AUTONOMA DEL LAVORO

IL SEGRETARIO NAZIONALE

FRANCESCO PELLEGRINO

SABATO 05 Luglio 2008

venerdì 30 maggio 2008

VIGILANZA PRIVATA : GIRO DI AFFARI DA 2 MLD.


VIGILANZA PRIVATA: CONFCOMMERCIO, AFFARE DA 2MLD MA 47% AZIENDE IN ROSSO

(ASCA) - Roma, 28 mag - Un fatturato pari a 2 miliardi e 400 milioni di euro l'anno (2 milioni e 500.000 euro di ricavi per impresa) con un trend di crescita annuo del 5%; 965 aziende (meta' delle quali nate dopo il 2001); un numero di clienti stimato attorno al milione e 200.000 ma bilanci in rosso per il 47% delle imprese e un utile inferiore ai 50.000 euro per il restante 42%. E' quanto emerge dal rapporto Federsicurezza-Confcommercio 2008 sulla vigilanza privata in Italia.In particolare ad incidere negativamente sui bilanci delle aziende, spiega Federsicurezza-Confcommercio, e' l'Irap, la cui base imponibile e' ''largamente influenzata dall'alto costo del lavoro che rappresenta ben oltre il 60% dei costi operativi''. Nel settore, infatti - continua il rapporto di Confcommercio - il costo medio del lavoro per addetto supera i 33.000 euro l'anno (in media gli addetti per impresa sono 51). Inoltre, nel 2006, alcune regioni hanno innalzato l'aliquota di un punto (dal 4,25% al 5,25%) ''per risanare i conti della spesa sanitaria, mentre gli effetti del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro - spiega ancora Confcommercio - hanno determinato un aggravio del costo del lavoro tra il 6% e il 7%.Nel dettaglio, il 48% del fatturato totale delle aziende di vigilanza privata deriva dai servizi di piantonamento, il 30% dalla vigilanza e il 18% dal trasporto valori. I servizi attivi di collegamento alle centrali operative, invece, sono circa 600.000.

giovedì 29 maggio 2008

NAPOLI ASSALTO IN BANCA G.P.G. LO SVENTANO


giovedì 29 maggio 2008

Napoli: Assalto in banca e sparatoria in via Manzoni. La guardia giurata ha esploso diversi colpi e i banditi sono scappati.
Fonte: Corriere del Mezzogiorno NAPOLI – Momenti di panico questa mattina in via Manzoni. L’agenzia del Banco di Roma situata al civico 119 di una delle strade «in» di Napoli è stata teatro di un tentativo di rapina in pieno giorno. Il colpo sarebbe stato tentato dai malviventi proprio all’apertura della banca, in un’ora di punta quale quella mattutina, e in una strada in pieno centro città. Le guardie giurate all’ingresso della banca hanno prontamente reagito, sparando in aria alcuni colpi di pistola a scopo intimidatorio. Non è ancora chiaro se i rapinatori abbiano risposto ai colpi. I malviventi, scoraggiati dalla reazione delle guardie e non riuscendo a penetrare nell’agenzia, si sono dati subito alla fuga, probabilmente a piedi. Le forze dell’ordine ora sono alla loro ricerca anche con l’aiuto di elicotteri che stanno sorvolando l’intera zona.

venerdì 23 maggio 2008

GPG GRAVEMENTE FERITO DOPO INCIDENTE CON L'AUTO DI SERVIZIO

Vetralla: guardia giurata in prognosi riservata dopo un incidente sulla Cassia
Finisce contro il guard rail e resta incastrato tra le lamiere
Lotta tra la vita e la morte nel reparto rianimazione di Belcolle la guardia giurata dipendente di un'azienda di vigilanza che l'altra notte nel corso del suo giro di controllo è rimasto vittima di un serio incidente stradale. Luigi Pacetti, 32 anni, intorno alle 5 di ieri mentre su Vetralla si era scatenato un vero e proprio diluvio sulla Cassia, nei pressi dell'ingresso per la cittadina, per cause in corso di accertamento da parte dei carabinieri della locale stazione con la collaborazione di una pattuglia del Nucleo radiomobile di Viterbo, ha perso il controllo del mezzo che si è andato a schiantare contro il guard-rail.
Il poveretto è rimasto incastrato tra le lamiere contorte della vettura ed è stato estratto a fatica dal personale del 118 accorso dul luogo dell'incidente. Subito trasportato al pronto soccorso di Belcolle, la giovane guardia giurata è stata sottoposta ad urgenti esami clinici che hanno dato ai medici la visione completa delle gravi fratture riportate. Per alcune lesioni è stato necessario un immediato intervento chirurgico, al termine del quale il paziente è stato trasferito in rianimazione ma i medici sperano che la forte fibra del giovane agente lo aiuti ad uscire dalle drammatiche conseguenze dell'incidente. Per ora la prognosi rimane riservata.

martedì 6 maggio 2008

MERCATO SICUREZZA BUSINESS DA PAURA


lunedì 5 maggio 2008

Mercato della sicurezza un business da paura.

fonte: Repubblica.it
La brochure si trova nel sito di Assosicurezza, che raggruppa una cinquantina di società del settore. Pubblicizza un agile manuale destinato alla messa in sicurezza dei beni ecclesiastici». Perché quando le preghiere non bastano, i sistemi di allarme e le telecamere possono fare molto di più, visto che la pubblicazione assicura di essere «molto utile ai parroci, poiché fornisce tutte le indicazioni legali per trattare secondo la legge opere d’arte, prevenendo i furti o creando i presupposti per perseguirne gli autori e recuperare i reperti».Un caso molto particolare, ma che la dice lunga di quanto sia ormai variegato, ma soprattutto organizzato ed economicamente avanzato il business che comprende telecamere, porte blindate, videosorveglianza e tutto ciò che riguarda la sicurezza sia degli edifici privati che delle grandi aree urbane. Un tema diventato di moda perché al centro dei primi dibattiti del dopo voto, sia nazionale che amministrativo. Ma, in realtà, sarebbe bastato guardare i numeri per capire soprattutto in alcune zone del nord come le preoccupazioni sia dei singoli cittadini sia delle amministrazioni pubbliche si fossero già tramutate in investimenti miliardari.E che il problema fosse particolarmente sentito nelle regioni settentrionali lo dicono, tanto per cominciare, il numero di telecamere installate dai comuni più grandi. Non siamo ancora a livelli di Londra non a caso definita "the Big Brother": oltremanica è attivo il 20% delle telecamere di tutto il mondo, con 4,2 milioni di apparecchi, uno ogni 14 cittadini, grazie ai quali ogni abitante viene ripreso in media almeno 300 volte al giorno. Nonostante anche in Italia si stia andando sempre di più in questa direzione, a numero siamo ancora lontani anni luce: in una classifica per grandi centri, in testa c’è Milano con la sue 700 telecamere elettroniche, con a ruota Bologna (290) e Firenze (100). A Roma, invece, siamo ancora fermi a non più di una settantina.Andranno addirittura oltre le Ferrovie dello Stato. Uno dei provvedimenti del governo uscente è stato quello di finanziare con i ribassi d’asta delle gare Fs, e non appena ci sarà il via libera del Cipe, un piano da 12 miliardi per dotare di impianti di videosorveglianza tutte le principali stazione ferroviarie.Ma nel computo delle spese pubbliche per la sicurezza delle città, non si può non citare la vigilanza urbana. Secondo le ultime statistiche, alla polizia municipale è destinato in media l’8% delle spese correnti dei comuni italiani, cifre importanti, che diventano il 9 e l’11% a Milano e a Roma. Nel totale dei soli capoluoghi di regione la cifra complessiva supera il miliardo di euro. Ma da soli non basterebbero a garantire la sicurezza nei quartieri, visto che almeno la metà dei vigili delle città mediograndi passa il suo tempo in ufficio. Ecco allora in azione gli agenti di prossimità: ne sono stati calcolati quasi 4mila (divisi a metà tra poliziotti e carabinieri), di cui più della metà occupati nei capoluoghi di regione. Di questi 900 nella sola Roma, mentre a Milano 350 agenti di prossimità sono affiancati da 400 vigili di quartiere.Fino a qui il ruolo degli enti pubblici. Ma anche i privati, in questi ultimi anni non si sono sottratti a spese dedicate alla sicurezza. A cominciare dalle abitazioni. Nell’ultima edizione dal Saie di Bologna, Fiera dedicata all’edilizia, è stata presentata una statistica secondo cui il 75% degli italiani teme furti e aggressioni in casa. Da qui, l’aumento delle spese per casseforti, porte blindate, infissi antiintrusione, il cui fatturato supera oramai il miliardo e mezzo di euro all’anno. Ma non solo: l’ultima tendenza riguarda i condomini, che in numero sempre maggiore si stanno dotando ai portoni di telecamere collegate a una centrale di sorveglianza. La tendenza, segnalano gli esperti, non potrà che essere all’aumento degli investimenti per questo tipo di strumenti, visto che secondo dati Eurispes solo il 7,4% degli italiani è dotato di sistemi di videosorveglianza mentre gli antifurti sono presenti solo nel 27,8% delle abitazioni.C’è poi il capitolo supermercati. L’anno scorso il valore dei furti dagli scaffali ha superato in Italia i 3 miliardi di euro, pari all’1,23 delle cosiddette "differenze inventariali" della grande distribuzione organizzata, che ci pone al quarto posto della classifica europea, anche se il primato per il più alto valore di merce rubata va alla Gran Bretagna con quasi 5,6 miliardi di euro (e una differenza inventariale dell’1,34%). Anche in questo caso, la reazione ha portato a investire in tecnologia antitaccheggio: nel 2007, gli investimenti hanno superato i 900 milioni di euro. In questo modo, sul mercato italiano si è arrivati a proteggere fino a 15milioni di articoli. Ma quali sono i prodotti più rubati in Italia? Il maggiore incremento è stato registrato dai superalcolici, cresciuti di 21,8 punti percentuali in un anno, seguiti dai prodotti cosmetici (+12,4%) e dai capi d’abbigliamento (+12,2%). Sicurezza privata significa anche vigilantes e guardie giurate. Un tempo attive soprattutto nelle grandi città e ora diventate una presenza comune anche nei piccoli centri. Si tratta di un mercato talmente in espansione e dai risultati economici convenienti al punto da aver attirato i fondi di private equity. Solo pochi anni fa le imprese del settore erano 200 con 20mila addetti. Ora sono diventate 965 e i dipendenti 50mila. E sono solo quelle iscritte a Federsicurezza che copre il 75% di un mercato che a livello italiano ha raggiunto un fatturato di 2,4 miliardi di euro all’anno. Non a caso il 50% delle società è nato dopo il 2001, dopo il boom della richiesta di sicurezza in tutto il mondo in seguito all’attentato alle Torri Gemelle. Si diceva dei private equity: il fondo Sterling Square Capitals ha da poco rilevato la Sicurglobal di Gallarate (164 milioni di ricavi) da Bs Private Equity, mentre Capitolotre di Milano è finita sotto il controllo di 21 Partners Sgr e Banca Leonardo.Un piccolo aiuto ai privati è arrivato dal governo uscente che nel 2007 ha stanziato 30 milioni in tre anni destinati a una categoria colpita dalla malavita: i commercianti. Fondi sotto forma di credito di imposta destinati in particolare a ristoratori, farmacisti, benzinai, oltre che ai tabaccai (cui sono toccati altri 15 milioni). Ma l’opzione non è piaciuta un granché. Per esempio: la Fit (Federazione italiana tabaccai) pur guardando con favore «al riconoscimento del disagio della categoria» ha fatto capire che i soldi messi a disposizione sono pochi: in effetti 15 milioni per una categoria che vede 56mila iscritti, di cui almeno 47 mila interessati finiscono per non essere tantissimi. In ogni caso, il Governo prevede che ogni destinatario non possa comunque avere un credito superiore ai 3mila euro. Non molto, ma è comunque un inizio. E ora tutti in attesa di capire gli orientamenti del prossimo esecutivo che della sicurezza ha fatto il suo cavallo elettorale vincente.